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La Saga di Iiisodàar

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LA SERIE
La Saga di Iiisodàar # 1 - Il Malvagico

La Saga di Iiisodàar # 1 - Il Malvagico

di Donata Milazzi

Genere: Fantasy
Formato: 15x21 - pag. 320
Target: per tutti

In un Mondo Parallelo dove tutto ciò che credevi impossibile, diventa possibile, vive Adam, un ragazzo inconsapevole della propria natura.
Sa di essere diverso dagli altri, ma non immagina quanto, non sospetta che la sua diversità va ben oltre l’aspetto fisico, imponente e sgraziato.
Adam, infatti, è un Malvagico, un mezzosangue generato nella violenza. Una violenza che sta risvegliando la Bestia sopita dentro di lui.
Proprio per questo il Gran Consiglio dei Guardiani ha decretato l’estinzione della sua razza. Adam è l’ultimo e molti lo cercano, chi per ucciderlo, chi per impossessarsi del suo potere e chi invece per aiutarlo.
Inizia così il suo lungo cammino verso la salvezza, la fuga dal Mondo Parallelo, un’avventura mozzafiato che condurrà all'inevitabile scontro tra Bene e Male, ma anche a un legame profondo tra Adam ed Ev, una ragazza proveniente dalla nostra dimensione. Un legame che porterà il ragazzo a una nuova consapevolezza e a combattere contro la propria natura malvagia.

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La Saga di Iiisodàar # 2 - La Sentinella e la Bestia

La Saga di Iiisodàar # 2 - La Sentinella e la Bestia

di Donata Milazzi

Genere: Fantasy
Formato: 15x21 - pag. 246
Target: per tutti

In questo secondo libro della Saga di Iiisodàar, Ev, alla disperata ricerca del tamburo magico, scoprirà piano piano la magia dentro di sé. Crescerà e maturerà fino a quando sarà pronta ad accettare il suo destino di Sentinella, ma dovrà fare presto ed essere cauta, perché il tempo a disposizione di Adam sta per finire e i rischi sono molti. In un mondo non più governato dalla magia, tra antiche vestigia del passato, sassi e doline sparse per il brullo Carso, tra cielo, mare e pericoli si svolgono le nuove avventure dei nostri amici.

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Donata Milazzi
...da sempre appassionata di letture fantasy e fotografia, è nata a Trieste, dove vive con il marito, i loro due figli e quattro gatti.
Si è diplomata Perito Commerciale e Programmatore e da più di venti anni lavora come programmatrice presso una società cittadina.
E’ proprio grazie (o forse, per meglio dire, a causa) del suo lavoro che all’improvviso una mattina del luglio 2007 ha sentito la necessità viscerale di scrivere e da allora, alba dopo alba, non ha più smesso.
DAL LIBRO
PROLOGO
 
Molto tempo era trascorso da quando i primi esseri umani avevano scoperto il Passaggio per il Mondo Parallelo e lo avevano attraversato.
Molte cose erano cambiate da allora e molti avevano seguito l'esempio di quei primi esploratori stabilendosi a loro volta in quel mondo. Costoro erano uomini saggi che onoravano la Madre Terra e conoscevano la Magia delle Rune, grazie alle quali avevano individuato il Passaggio.
Essi s’integrarono perfettamente con gli esseri magici che popolavano quel mondo. Ci fu armonia, intesa e le differenze contribuirono ad arricchire entrambe le razze.
Fu quindi naturale che con il trascorrere del tempo nascessero figli di sangue misto.
I MezzoSangue erano benvoluti e rispettati da tutti poiché riunivano in sé il meglio delle due razze.
Furono tempi di pace e prosperità, ma non erano destinati a durare.
Altri esseri umani trovarono il Passaggio. Purtroppo si trattava di guerrieri feroci, crudeli, capeggiati da un essere malvagio assetato di sangue e di conquista, indegno conoscitore delle Rune, che invase quel mondo pacifico portando distruzione e devastazione ovunque.
Gli esseri magici totalmente impreparati alla violenza, subirono brutalità e abusi di ogni tipo la cui conseguenza fu la nascita di una nuova stirpe di sangue misto che avrebbe sconvolto l’armonia e gli equilibri esistenti tra le razze e creato un baratro di pregiudizi e incomprensioni così profondo da risultare incolmabile.
Costoro furono chiamati Malvagici[1] e furono la classica goccia che fece traboccare il vaso.
Gli esseri magici reagirono.
Si riunirono in Gran Consiglio ed elessero i Guardiani a propria difesa e protezione.
Essi furono scelti tra i migliori combattenti della razza magica e il primo compito loro affidato fu proprio quello di punire i responsabili di tali violenze.
I Guardiani si armarono, unirono le proprie forze come mai avevano fatto prima di allora e si scagliarono contro gli invasori, sconfiggendoli.
Dopo averli ricacciati nel loro mondo, pronunciarono un potente incantesimo con il quale chiusero il Passaggio.
Molto tempo dopo e solo in certe particolari occasioni esso si sarebbe brevemente riaperto.
Ma se anche gli invasori erano stati cacciati via qualcosa di loro era rimasto: il frutto della violenza perpetrata ai danni della razza magica, quegli esseri di sangue misto temuti da tutti poiché in grado di risvegliare la  Bestia.
Così invece di cercare Iiisodàar, l’antico Richiamo della Sentinella, l’unica in grado di controllare la Bestia risvegliata, misteriosamente scomparso, si decise di usare la forza per neutralizzare la minaccia che i Malvagici rappresentavano.
La sentenza fu dunque pronunciata: colpevoli!
… e la condanna stabilita: la morte.
Nessuno doveva restare in vita. Nessuno doveva essere risparmiato.
Furono nuovamente convocati i Guardiani per svolgere tale gravoso compito.
Non fu facile identificare i Malvagici poiché, essendo fisicamente indistinguibili dall’una o dall’altra razza, bisognava attendere l’inizio della Mutazione per poterli individuare. E la Mutazione avveniva con tempi e modi diversi per ognuno di loro.
Solo in quel momento i Guardiani potevano dare inizio alla Caccia.
Ci volle molto tempo, ma furono trovati uno ad uno e alla fine non si sentì più parlare di loro.
Per gli esseri umani quelli furono tempi bui.
Coloro che decisero di rimanere comunque in quel mondo, per paura di ritorsioni si rinchiusero in piccoli villaggi protetti da alte mura al cui interno gli esseri magici furono banditi.
Passò molto tempo prima che gli esseri umani uscissero dai propri ghetti per esplorare nuovamente il mondo esterno, ma quando lo fecero, si tennero ben lontani dagli esseri magici.
Non furono più stipulate alleanze né tanto meno unioni tra le due diverse razze.
Anche se la diffidenza oramai regnava sovrana si cercò almeno di vivere in pacifica convivenza.
Questo nuovo Equilibrio si spezzò nel momento stesso in cui qualcuno, per sete di vendetta e di potere, tentò di far rinascere la razza dei Malvagici.
Fu in questo periodo che nacque Adam_O’[2].


CAPITOLO 1 - L’ AGGRESSIONE

La magia NON faceva parte della sua vita.
Essa apparteneva alla razza magica, a Fate, Elfi, Gnomi, Folletti e Mutaforma, oppure ad animali magici come gli Unicorni Alati, i Gufi Bianchi e nel lontano passato i Draghi.
Così era e così sarebbe sempre stato.
Lui, Adam, era invece uno sgraziato, goffo e per certi aspetti persino buffo, giovane appartenente alla razza umana.
Era uno scavezzacollo come lo riesce a essere solo un ragazzo che non è ancora uomo, ma neppure più bambino.
Tutto in lui strideva dai lunghi capelli (a ciocche nere come la tenebra più profonda e oro come la luce più luminosa) fino ai piedi (quello destro più lungo di quello sinistro).
Gli occhi erano il suo pezzo forte. Bellissimi, intensi, profondi… se solo fossero appartenuti a due persone diverse! Uno era nero, insondabile, profondo come un pozzo senza fine, mentre l’altro era oro puro brillante, così luminoso da risultare difficile il solo fissarlo.
Le braccia erano una più muscolosa dell’altra e le mani una più grande dell’altra. Di tutta la sua persona solo le gambe risultavano essere uguali, della stessa lunghezza e proporzione.
Come se tutto ciò non bastasse era così alto da non poter passare in alcun modo inosservato.
In chiunque lo incrociasse per strada procurava l’assurda sensazione di vedere due persone imprigionate in una sola.
Adam si sentiva diverso dai suoi coetanei e non solo per aspetto fisico. La sua diversità aveva avuto inizio nel momento stesso in cui era nato, nato e morto nel medesimo istante. Il suo cuore, infatti, aveva cessato di battere non appena aveva abbandonato il grembo protettivo di sua madre.
Ancora adesso non riusciva a spiegarsi perché il suo cuore avesse ripreso all’improvviso la sua folle corsa verso la vita.
Ma mentre lui viveva sua madre moriva e tale perdita lo aveva profondamente segnato, facendolo soffrire di un dolore profondo, un dolore mitigato solo in parte dall’amore di Fiona e Sirio che crescendolo come figlio proprio lo avevano colmato di un affetto sincero.
Della madre che lo aveva messo al mondo Adam conosceva solo il nome: Era.
Finora, infatti, tutte le domande su di lei erano state eluse.
Ogni cosa a suo tempo! Dicevano sempre Fiona e Sirio e a lui non restava altra cosa da fare se non pazientare.
Adam viveva nella verde periferia d’una piccola città, Asomar, in una casa costruita al di fuori delle alte mura protettive del ghetto degli uomini dove, però, si recava ogni Ciclo del Sole per lavorare come apprendista presso la fucina del fabbro e questo perché la scuola, da un certo livello in poi, era di fatto preclusa a chi non appartenesse alla razza magica.
Quella era solo una delle tante cose interdette alla razza umana, tollerata e guardata con diffidenza a causa dei gravi fatti accaduti nel passato.
Adam però non si rammaricava troppo di non aver potuto proseguire gli studi poiché pensava di non esservi portato. Tutto l’opposto accadeva invece con il suo apprendistato. Da sempre, infatti, aveva sentito la necessità di usare le mani, per creare, modellare, forgiare la materia al proprio volere. Lo faceva star bene, si sentiva utile e realizzato e il suo lavoro era molto apprezzato.
Come ogni Ciclo del Sole Adam si era alzato molto presto, pronto a recarsi alla fucina per imparare cose nuove, per mettersi alla prova e dimostrare di essere il migliore tra gli apprendisti del fabbro. Sapeva di avere la forza e le capacità necessarie per riuscirci e alla fine dell’apprendistato avrebbe aperto una fucina tutta sua, a questo pensava Adam mentre attraversava i verdi campi fioriti ancora bagnati di rugiada che circondavano la sua casa e si perdevano all’orizzonte.
Stranamente quel Ciclo del Sole si sentiva inquieto e non sapeva darsi una spiegazione razionale. Dopotutto quello era un Ciclo come tanti altri, come lo era stato il precedente e come lo sarebbe stato quello successivo, ma nonostante queste considerazioni la sua irrequietezza non se ne andò, anzi, lo perseguitò per tutto il Ciclo del Sole fino a quando non venne il momento di far ritorno a casa.
Quando Adam uscì dalla fucina si rese conto d’aver fatto più tardi del solito, ma non aveva modo di avvisare Fiona e Sirio del suo ritardo.
Pazienza! si disse, sapendo che sarebbe stato sicuramente rimproverato.
Fiona non voleva assolutamente che lui girasse da solo al crepuscolo. Era sempre stata molto apprensiva nei suoi confronti.
A passo spedito Adam attraversò le strade deserte e male illuminate del ghetto degli uomini osservando distrattamente i negozi già chiusi.
All’inizio non prestò attenzione al rumore di passi alle proprie spalle. Non aveva motivo di pensare che qualcuno lo stesse seguendo.
Aveva da poco lasciato il ghetto quando finalmente si accorse d’essere seguito e stava per girarsi, più incuriosito che spaventato, quando fu raggiunto dal primo violento colpo alla schiena che gli mozzò il respiro in gola.
Subito dopo fu tramortito da un forte colpo alla nuca che lo lasciò totalmente in balia dei suoi aggressori.
L’ultimo pensiero cosciente di Adam fu chiedersi il perché di quella aggressione, poi il buio più assoluto lo reclamò a sé.
Cos’è successo? si chiese quando finalmente riprese i sensi.

Non lo sapeva. Non capiva.
Tentò di aprire gli occhi, ma erano così gonfi che riuscì a stento a socchiuderli.
«Finalmente ti sei svegliato» disse una voce sconosciuta.
Adam si volse verso quella voce, ma non riuscì a distinguere bene i contorni del volto di colui che aveva appena parlato.
«Devi aver combinato un grosso guaio per ricevere una lezione del genere!» esclamò la stessa voce accompagnata questa volta dal tocco di mani gentili che lo tastarono per appurare se avesse o no qualche osso rotto.
«Non ho la più pallida idea del perché di questa aggressione» rispose a fatica Adam con una voce gracchiante irriconoscibile alle sue stesse orecchie.
Tentò di mettersi seduto, ma i capogiri lo fecero subito desistere.
«Ottimo» biascicò «Sono steso a terra, non riesco ad alzarmi senza aiuto e non vedo che ombre confuse attorno a me. Una situazione quasi perfetta» ironizzò.
«Non lamentarti ragazzo, perché sei stato molto fortunato. Il mio arrivo è stato provvidenziale. Devo aver messo in fuga i tuoi aggressori perché non c’era più nessuno quando sono arrivato io… o forse pensavano d’averti già ammazzato. In effetti a vederti sembravi più morto che vivo. A proposito il mio nome è Nero_O’ e per tua fortuna sono un guaritore. Forza, adesso appoggiati a me che ti aiuto ad alzarti così potrò portarti a casa mia per curare le tue ferite. Non sembra esserci nulla di rotto, ma è meglio controllare bene.»
Detto ciò lo aiutò con molta cautela ad alzarsi, poi lo sostenne e lentamente si misero in cammino.
Quattro giovani se ne stavano nascosti poco distanti, riparati dalla folta vegetazione e osservavano impotenti la scena davanti a loro con rabbia crescente.
«Per il sangue del Drago! Dovevamo finirlo con i pugnali!» sbottò il più alto dei quattro conosciuto da tutti come lo Smilzo per l’eccessiva magrezza del suo corpo.
«Stava arrivando qualcuno, Smilzo. Lo sai bene che non potevamo correre il rischio d’essere visti» gli ricordò Testa Rossa chiamato così per il colore acceso dei suoi capelli.
«E adesso cosa facciamo?» chiese il più piccolo del gruppo soprannominato il Basso.
«Ritenteremo» rispose risoluto lo Smilzo «Lui non era preparato, non si aspettava il nostro attacco. Non si è difeso. Lo avete visto, no?»
«Questo è vero, ma la prossima volta potrebbe non essere così» considerò Testa Rossa.
«No, sono d’accordo con lo Smilzo. Dubito che la prossima volta sarà preparato.»
A parlare era stato Naso Grosso, chiamato così a causa della grossa protuberanza che faceva bella mostra di sé al centro del viso.
I loro veri nomi erano segreti e nessuno conosceva quello dei compagni, ma solo il soprannome affibbiato.
Tra certi Guardiani, infatti, era d’uso mantenere segreti sia il proprio nome che l’Elemento di appartenenza.
Dopo una breve riflessione lo Smilzo disse «Sì, sono sicuro che non sospetta nulla. Non si aspetta un altro attacco da parte nostra. Ritenteremo quando sarà nuovamente solo» detto ciò fece cenno agli altri di seguirlo.


CAPITOLO 2 - L’INCUBO

Tutto era iniziato per gioco, per sconfiggere la noia di giornate un po’ tutte uguali, senza le avventure cui invece la sua giovane vita anelava. Per caso Ev aveva scoperto l’esistenza del suo corpo astrale, i suoi segreti, i suoi misteri.
All’inizio si era trattato solo di uno svago innocente, via via però si era tramutato in qualcosa di diverso, pericoloso senza che lei, purtroppo, se ne accorgesse in tempo.
La prima volta che Ev era riuscita a separarsi dal proprio corpo aveva provato una gioia incontenibile, smisurata.
Non l’aveva raccontato a nessuno, ovviamente, perché una cosa era leggere certe notizie in Internet, un’altra sperimentarle sulla propria pelle e annunciare poi d’aver imparato a volare, anche se solo con il corpo astrale.
Il primo viaggio astrale l’aveva compiuto recandosi in posti conosciuti, vicino a casa e poi via via che si sentiva più sicura aveva scelto destinazioni sempre più lontane, luoghi di cui alle volte conosceva solo il nome o la posizione geografica.
Nulla però l’aveva assolutamente preparata a ciò che avvenne quella notte: l’inizio del suo peggior incubo o della sua più grande avventura.
Per tutto il giorno era stata irritabile e fastidiosa con chiunque le capitasse sotto tiro. Era impaziente di riprovare l’ebbrezza che le procurava il viaggio, ma per sicurezza aveva deciso di attendere la notte per intraprenderlo. Per poco, infatti, il giorno prima non era stata scoperta da suo fratello e non si sentiva ancora pronta a dare spiegazioni.
Le ore passarono più lente del solito, come in un film al rallentatore.
Venne la sera ed Ev, subito dopo cena adducendo la scusa dell’interrogazione del giorno dopo, poté finalmente rinchiudersi in camera sua. Spense la luce, ma tenne aperte le imposte della finestra per permettere alla luna piena di illuminare la stanza.
Con il cuore che batteva forte per l’emozione si stese sul letto poi diede via al rituale, liberando la mente da ogni pensiero e preoccupazione.
Lentamente sentì il corpo rilassarsi, le membra perdere di consistenza fino ad avere la sensazione di fluttuare.
Era pronta.
Lasciò il suo corpo fisico per iniziare una nuova avventura. Aveva una meta ben precisa in mente e voleva raggiungerla quanto prima; così si allontanò dai luoghi conosciuti e vi si diresse decisa.
Non capì mai cosa avvenne, cosa fosse andato storto, ma alla fine del viaggio decisamente non si trovò dove voleva essere.
Non riconosceva nulla di ciò che stava vedendo e all’improvviso un’inquietudine mai provata prima mescolata ad una forte sensazione di pericolo la fecero tremare da capo a piedi.
Doveva andar via il più in fretta possibile, decise. Non sapeva perché, ma sentiva istintivamente che quel posto era sbagliato.
All’improvviso si sentì afferrare da qualcosa che le artigliò i fianchi bloccandola in una morsa dolorosa.
L’istante successivo dei denti aguzzi affondavano nell’incavo sensibile tra spalla e collo.
Sconvolta si dibatté nel vano tentativo di liberarsi.
Che cosa sta succedendo? si chiese terrorizzata.
Quello che doveva essere un viaggio come tutti gli altri si stava rivelando un vero e proprio incubo.
Le forze stavano per abbandonarla quando, inaspettatamente, l’essere si staccò da lei. Furioso, la scaraventò a terra e si allontanò con una velocità impressionante scomparendo nelle tenebre.
Sconvolta e dolorante Ev rimase a terra completamente svuotata d’ogni energia, consapevole solo d’aver corso un rischio mortale.
Chi era, o meglio, cos’era quell’essere mostruoso? Dove era capitata?
Chiuse forte gli occhi e si concentrò per ritornare subito a casa.
Per quella notte ne aveva abbastanza di viaggi e di avventure.
Ev si svegliò esausta. Aveva dormito malissimo a causa di quel terribile incubo.
Perché era un incubo! si disse.
Scattò in piedi e corse in bagno piazzandosi davanti allo specchio.
Il suo sguardo si puntò subito sul collo e sgranò gli occhi incredula alla vista del segno rosso sulla pelle.
Non era molto profondo e a dire il vero non le faceva male, ma c’era e la sua presenza confermava che non si era trattato di un brutto incubo, ma di una spaventosa realtà.
Ev rientrò frettolosamente in camera e prese dal cassetto una sciarpa di seta bianca, il suo colore preferito, con cui si fasciò il collo poi si diresse in cucina per far colazione.
Come ogni mattina trovò sua madre ai fornelli.
Un forte odore di caffè e dolci appena sfornati aleggiava nell’aria e suo fratello minore, di solo un anno come non mancava mai di sottolineare lui, si stava già abbuffando di biscotti.
Tutto era normale, quotidiano, si stupì Ev guardandosi attorno con occhi nuovi, consapevoli.
E’ proprio vero, se stai per perdere qualcosa ti rendi immediatamente conto del suo valore, si disse.
Sua madre vedendola le porse sorridendo la colazione: una bella tazza di caffelatte caldo con tanta panna.
«Sei preoccupata per l’interrogazione?» le chiese.
«Un po’» rispose Ev anche se in realtà l’interrogazione era l’ultima delle sue preoccupazioni, ma serviva a giustificare le ombre scure sotto i suoi occhi.
Sua madre le sorrise e disse «Non preoccuparti piccola, è solo un’interrogazione e tu hai studiato.»
«Ti voglio bene, mamma!» esclamò Ev di getto.
Sua madre la fissò sorpresa. Da un po’ di tempo, infatti, sua figlia non glielo diceva più e ciò rendeva quella dichiarazione spontanea ancora più preziosa.
«Anch’io ti voglio bene Ev!» le rispose abbracciandola forte.
Suo fratello, dal suo posto a tavola, sbuffò. Non aveva mai sopportato le smancerie.
Sua madre sorridendo andò da lui e gli scompigliò affettuosamente i capelli dicendo «Voglio bene anche a te, sai?»
Lui le rispose con una specie di grugnito.
«Lascialo perdere mamma, è il solito orso intrattabile!» esclamò Ev ridendo forte.
Finì velocemente di far colazione poi si preparò per andare a scuola.
La vita continua, dopotutto! pensò tra sé uscendo di casa.
Adam si svegliò e faticosamente aprì gli occhi.
Era tutto pesto e non c’era un solo muscolo del corpo che non gli dolesse in modo atroce.
All’improvviso i ricordi lo sommersero e cancellarono le reminiscenze dell’incubo avuto. Un incubo che lo stava perseguitando oramai da troppo tempo.
Perché ciclo dopo ciclo sognava quel mostro? Che cosa voleva dire quel sogno?
Erano domande a cui non sapeva dare una risposta.
Un rumore proveniente dalla stanza attigua gli ricordò dove si trovava. Non a casa sua bensì in quella del guaritore che lo aveva soccorso.
Nero, così si era presentato, era un personaggio a dir poco singolare, rifletté Adam.
Era alto e grosso come un armadio, con una folta criniera di capelli bianchi e una altrettanto folta barba bianca e possedeva un’agilità inaspettata per un uomo della sua mole.
Materializzandosi nella stanza quasi fosse stato chiamato, il guaritore venne a controllare le condizioni di salute del giovane.
Trovandolo sveglio gli disse «Tra un po’ arriveranno i tuoi genitori per riportarti a casa, Adam. Mentre dormivi li ho avvisati che ti trovavi qui e loro hanno deciso di venirti a prendere subito. Per fortuna non hai nulla di rotto. Sei stato veramente fortunato.»
«Già!» rispose Adam «Anche se continuo a chiedermi il perché di questa aggressione. Non ha senso! Posso solo pensare che si siano sbagliati e abbia pagato io al posto di qualcun altro.»
Poco dopo arrivarono Fiona e Sirio tutti trafelati.
Adam non li aveva mai visti così preoccupati; d’altronde era la prima volta che gli succedeva una cosa del genere.
Nero non volle accettare nulla in cambio del suo aiuto e anzi insistette per tenerlo ancora un po’ sotto osservazione, ma Fiona e Sirio furono irremovibili.
Cautamente Adam fu quindi issato sul carro e preso congedo da Nero si allontanarono prendendo la via di casa.
Per un bel po’ nessuno parlò, neppure Fiona, cosa davvero insolita per lei.
Da quando era arrivata aveva scambiato solo poche parole con Nero per ringraziarlo del suo aiuto e per chiedergli informazioni sull’aggressione poi non aveva detto più nulla.
All’improvviso ruppe il silenzio per dire «Dobbiamo assolutamente cambiare città! Questo non è più un posto sicuro per Adam.»
«Perché?» chiese lui stupito, ma non ottenne alcuna risposta.
«Pensi sia veramente necessario?» chiese Sirio.
«Direi di sì» rispose lei «Hai visto cosa è successo, no?»
Sirio divenne se possibile ancor più pensieroso e cupo di prima. Non ebbe neppure il tempo di risponderle né Adam di chiedere nuovamente spiegazioni che un boato assordante li paralizzò: il ponte che stavano attraversando esplose e schegge di legno schizzarono ovunque.
Il loro carro fu investito in pieno dall’esplosione.
Un dolore intenso, paralizzante, fu l’ultima sensazione che provò Adam e la consapevolezza improvvisa che non si trattasse di uno scambio di persona, ma che qualcuno voleva colpire proprio lui e lo voleva morto, fu l’ultimo pensiero cosciente che attraversò la sua mente prima che le tenebre e il dolore lo avvolgessero nelle loro spire senza fine.



[1] Chiamati così poiché racchiudevano in sé il peggio delle due razze: la malvagità dell’uomo e la magia al suo servizio. A causa della violenza nel concepimento in questi mezzosangue si sarebbe scatenata la Mutazione e con essa il temuto risveglio della Bestia.
[2] Nome derivante da Adamo, il primo uomo. O’ indica la sua appartenenza alla razza umana di sesso maschile.


 
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